Georges Hébert – Biografia

Ispirato dalla pubblicazione: “Le origini del Metodo Naturale di Educazione Fisica e Morale di Georges Hébert” di Daniele Coco, Cinzia Angelini, Pierre Philippe-Meden, Diego Zarantonello, Francesco Casolo

Luogotenente di vascello, direttore del “College d’Athletes de Reims” e della rivista “L’Education Physique”, Georges Hébert portò il suo contributo innovatore all’educazione fisica tramite la sua concezione naturalista dell’essere umano.

Georges Hébert nasce il 27 aprile 1875 à Parigi, lo stesso anno in cui nasce la terza repubblica francese. Secondo quanto afferma il figlio Regis in una testimonianza resa al XII congresso nazionale SIEF, Georges Hébert trascorre la prima infanzia in campagna, a Breux, dove suo padre alleva cavalli. Suo nonno è libraio e fondatore di una libreria francese a New Orleans (USA), una zia invece, avendo sposato un inglese vive a Londra. Cresce in un ambiente profondamente cattolico, dove è forte l’idea di servire la propria nazione.

Nel 1893, All’età di diciotto anni Hébert supera il concorso per entrare a “l’Ecole Navale”. Giovane ufficiale in servizio nella marina militare, successivamente al suo addestramento, gira il mondo e, assistendo alle rivoluzioni sudamericane, all’insurrezione cubana, alla guerra ispano-americana e alla catastrofe della Martinica, ha occasione di osservare da vicino gli esseri umani alle prese con importanti sfide.

In particolare, rimane stupito dalla forma fisica delle popolazioni indigene che vivono ancora in stretto contatto con la natura. Infatti, come lui stesso afferma:

“Pur riconoscendo i continui sforzi nel campo della cultura corporea, sia in campo teorico che pratico, da parte di ricercatori di ogni genere, è necessario riconoscere un fatto evidente: nessuna cultura cosiddetta scientifica, fisiologica o di altro tipo ha mai sviluppato esseri fisicamente superiori in bellezza, salute e forza a certi “naturali” di tutte le regioni del globo: indiani di tutti i climi, neri d’Africa, nativi dell’Oceania, etc., o ad alcuni abitanti di vari paesi che, con il loro modo di vivere o il loro lavoro abituale, hanno mantenuto quasi intatte le naturali tradizioni ancestrali”.

Georges Hébert studia inoltre i gabbieri della Marina francese – i marinai che lavorano sulle navi – e le donne portatrici di carbone della “Compagnie Générale Transatlantique” in Martinica. Hébert fu più colpito dalla performance delle carbonare che da quella dei marinai. Ciò gli diede le armi necessarie a screditare le ostinate argomentazioni di chi era convinto dell’inferiorità fisica del cosiddetto sesso debole:

«Che provino a portare quaranta chili in testa e salire le scale per diverse ore al giorno. Presto si renderanno conto di quale sforzo è capace la “macchina umana femminile”.

L’8 maggio 1902 Georges Hébert assiste alla vicenda che lo trasformerà da osservatore di uomini a  formatore di uomini: è l’esplosione del vulcano Pelée, sull’Isola della Martinica, che determinò la distruzione totale della cittadina di Saint-Pierre.

“Raccolse e cercò di evacuare i sopravvissuti dei dintorni, perché a Saint-Pierre non rimase più alcun essere vivente”.

Durante le operazioni di soccorso Hébert nota la generale impreparazione della maggior parte degli uomini ad affrontare un tale tipo di tragedia. Dopo quel tragico episodio, intravedendo i rischi di una mala-educazione dell’essere umano nella sua interezza (corpo, carattere e spirito) per Georges Hébert diventa evidente la necessità di addestrare gli uomini sia fisicamente sia moralmente, e di renderli capaci di dare un valido aiuto nelle situazioni più difficili:

Tornato in Francia, nel 1903, Georges Hébert prende chiara coscienza della sua vocazione: educativa, morale, patriottica; formare gli uomini.

Si apre per Georges Hébert un altro importante capitolo della sua vita: incontrerà diversi ostacoli e notevoli opposizioni ma vi consacrerà per tutta la vita tutte le sue energie. Chiede quindi di entrare a “l’école de gymnastique” della marina a Lorient, una scuola dove avrebbe potuto applicare le sue idee di formazione elaborando un piano di riforma dell’insegnamento della ginnastica nella marina francese.

Dal 1904 al 1912, il Metodo Naturale di Hébert viene sperimentato su mille fucilieri della Marina presso la scuola militare francese, l’”École du Bataillon de Lorient”, con metà della popolazione di soldati rinnovata ogni sei mesi. Viene stato anche testato su 800 bambini e adolescenti dai 14 ai 17 anni all’”École des mousses de Brest” nel 1908.

Dopo qualche anno e l’esperienza positiva dell’applicazione della sua dottrina, Georges Hébert pubblica la sua prima breve opera intitolata ”La Culture Virile ou des Devoirs Généraux de l’homme” ma, nonostante gli evidenti risultati positivi e i diversi riconoscimenti pubblici, continua a subire tentativi di discredito.

Nel 1913 riscontra grande successo al Congresso Internazionale di Educazione Fisica di Parigi. Oltre ad ottenere una consacrazione negli ambienti della ginnastica, con la partecipazione a tale evento conquista una vasta popolarità che gli permetterà di estendere il suo metodo agli scopi riabilitativi e poi, finita la guerra, di applicarlo al di fuori dall’esercito, in particolare dedicandosi all’educazione fisica di donne e bambini. Sempre nel 1913, infatti, il Marchese di Polignac offre a Georges Hébert la direzione del “Collège d’athlètes de Reims” che acquista presto una fama internazionale.

Il collegio degli atleti di Reims viene infatti riconosciuto come un centro artistico dedito alla ricerca di tutto ciò che tende a sviluppare la bellezza e l’armonia del movimento umano. All’interno dei locali del Collegio sono presenti intonaci che rispecchiano l’ellenismo in voga a quel tempo e offrono agli ospiti un ideale atletico e plastico del corpo umano. Il giornalista Jean de Pierrefeu testimonia:

“Contemplavo con un impeto di fervore il corpo ammirevole di Mars Borghèse. Il mio occhio scrutava il busto largo, i pettorali piatti, il ventre leggero sostenuto dalla linea ferma degli obliqui, tondi e duri come uno scudo di metallo vivo, le gambe possenti dove correvano i lunghi muscoli armoniosi. Mi vidi, al contrario, stretto nel mio moderno completo, i piedi dentro a degli stivali, la testa coperta da un ridicolo cappello, panciuto e paffuto e abbassai la testa sotto l’ironia pacifica del suo sguardo statuario.”

L’introduzione del Metodo di Hébert agli allievi della scuola tende a incarnare in sé questa sensazione di ellenismo. Ben presto gli atleti

“hanno un corpo meraviglioso e il bagliore di sentire al loro interno fibre muscolari fino ad allora insospettabili”.

Quando i filosofi della scuola si interrogano su questa nuova vita attraverso un ritorno ragionato alla natura, all’idea di salute, bellezza e forza assoluta, temi cardine del Metodo di Hébert, i loro occhi sono irresistibilmente rivolti verso il carismatico direttore tecnico della scuola:

“Hébert sullo stadio dà invincibilmente l’idea di un gatto che scompare. Di questo animale atletico tra tutti e che è rimasto selvaggio anche in casa, ha, nello stesso tempo la muscolatura lunga, fine, secca e quasi invisibile, la pigra sinuosità, i lunghi tratti, gli improvvisi impulsi, gli arti sempre in perfetta risoluzione e flessibilità assoluta e tuttavia sempre pronto a contrarsi per uno sforzo breve e potente. Come il gatto, quel paradossale atleta che si mantiene in forma dando l’impressione di far nulla, Hébert conserva la sua snellezza, la sua agilità e la sua salute senza praticare con costanza alcuno sport, ma sfiorandoli tutti […]. “Guarda quest’uomo, mi disse un medico che non smetteva di osservare Hébert. Per gli occhi profani, è pigro; per chi sa vedere, è una macchina umana senza sosta, è il movimento stesso”.

La versatilità pionieristica e altamente innovativa di questo istituto non supera i sedici mesi di esistenza, tra la data della sua inaugurazione ufficiale del 12 aprile 1913 e quella della sua chiusura finale, 2 agosto 1914. Vittima dei bombardamenti del Prima Guerra Mondiale, l’attività del “Collège d’athlètes de Reims” viene interrotta, pur rimanendo oggi impresso nella memoria collettiva dello sport e dell’educazione fisica francese, in qualche modo facenti parte della sua eredità culturale.

L’azione di Georges Hébert fin dall’inizio non ha avuto finalità sportiva, ma una profonda vocazione educativa. Al termine della guerra la proposta di Hébert esce infatti  dal contesto militare e da quello propriamente sportivo venendo insegnato ai bambini negli ospizi e nelle scuole della città ed entrando anche nelle scuole di teatro. Ne è l’esempio l’adozione nella scuola di Jacques Copeau, che lo utilizza per la formazione dei suoi attori.

Teatro, infanzia e donne sono i territori in cui deborda il metodo e quelli in cui si svilupperà maggiormente nel periodo successivo. In particolare, l’entusiasmo di Hébert si rivolge all’educazione delle donne promuovendo diverse iniziative a loro dedicate.

“Sosteneva, infatti, che uomini e donne avessero la stessa capacità di sviluppo fisico completo e potessero far fronte a un carico di lavoro uguale, le loro differenze organiche erano limitate alle funzioni riproduttive. Hébert affermava che entrambi i sessi avevano le stesse capacità fisiche e condizioni simili per sottoporsi allo stesso tipo di allenamento e quindi ottenere uno sviluppo muscolare identico”.

Hébert mirava all’emancipazione delle donne e le sue idee possono effettivamente essere considerate in linea con i movimenti femministi del primo dopoguerra. Preoccupato, infatti, per la possibilità delle donne di svolgere attività fisica, nel 1918 fonda “La Palestra”: una scuola di ginnastica per donne e bambini a Deauville, nella regione francese nord-occidentale della Normandia. Essendo aperta solo sei mesi all’anno in estate, Hébert creò inoltre una “palestra” invernale alternativa nel 1923 nella Costa Azzurra meridionale.

“Nel 1925, dentro la comunità femminile hebertista La Palestra, l’hebertismo assume la forma di un modello d’insegnamento olistico costituito da sei aspetti: Un allenamento completo secondo il MN, un apprendimento di tutti i mestieri manuali attuali, una cultura mentale e morale, una cultura intellettuale, una cultura estetica con gli sviluppi sull’esoterismo cristiano e un’iniziativa naturista”.

Dieci anni dopo, nel 1929, l’ufficiale francese crea a Deauville anche la “scuola nautica per donne”, o “palestra” marina: operando come scuola navale sulla nave Alcyon, un vecchio veliero mercantile, era destinata a ragazzi sotto i 14 anni e ragazze di qualsiasi età.

“In quegli ambienti le giovani studentesse di Hébert praticavano gli esercizi del Metodo Naturale negli stessi luoghi e allo stesso modo in cui venivano eseguiti da gruppi maschili. Sebbene non ci fosse un allenamento misto, offriva alle donne un certo livello di “uguaglianza” con gli uomini, che andava dalla formazione all’abbigliamento”.

Come gli uomini, anche le donne avrebbero raggiunto lo sviluppo fisico per mezzo degli stessi principi che aveva ideato, soprattutto la pratica metodica di esercizi utilitari, lo sviluppo della resistenza tramite l’esercizio all’aperto (al sole, al freddo, ecc.), lo sviluppo di qualità come destrezza, velocità e lo sviluppo dei cosiddetti valori “virili”: energia, forza di volontà, coraggio. Il suo scopo era porre fine ai pregiudizi che avevano subito e raggiungere il suo ideale di inclusione ed emancipazione fisica e morale per le giovani donne francesi.

“Il corpo femminile è per la prima volta parte della manifestazione “fisiologica” dell’“attività”: muscolo visibile, “elastico”, “esercitato”, finora dominio esclusivamente maschile. L’immagine è ripetuta con insistenza nei trattati di bellezza degli anni ’30: “figura atletica, slanciata, arti magri e muscolosi senza grasso parassitario e contegno energico e aperto: questo è l’ideale attuale della bellezza femminile”.

Tutto ciò conferma la disapprovazione di Hébert per il tipo di educazione ricevuta dalle giovani francesi dell’epoca, che le condannava all’immobilità fisica.

“Da adolescenti venivano rinchiuse, conducendo già una vita abbastanza inattiva, e la fine della loro attività fisica veniva decretata con dovendo indossare quello che Hébert chiamava un “ridicolo strumento di tortura, il corsetto”.

“E così le ragazze sarebbero vissute, malate e immobili, fino all’età adulta”.

Durante il periodo di attività ne “la Palestra” Georges Hébert lavora anche a “L’education physique”, la rivista dove cerca di diffondere il suo messaggio, che rilancia nel 1922 con un motto esplicito:

“L’educazione fisica deve essere promossa dalle scuole. Agli insegnanti spetta la realizzazione.”

Nel 1955, e al seguito di un primo attacco cerebrale, Georges Hébert rimane paralizzato.

Con la forza di volontà che lo distingue e destando l’ammirazione dei medici riesce a riacquistare l’uso della parola e della scrittura e a camminare di nuovo. Due anni più tardi, nel 1957, un secondo attacco lo stronca definitivamente.

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